FAQ

La sede dell’Ingegnere Civico non è uno studio professionale come quelli che siamo abituati a pensare.

Lo studio va bene per il lavoro in cui serve concentrazione. Ma il lavoro dell’ingegnere civico non è solo questo! Deve esserci lo spazio per creare (e qui va bene il luogo appartato) ma poi l’ingegnere civico deve raccogliere dagli altri e dalla natura materiale da elaborare. E allora deve camminare sulle strade, incontrarsi con gli altri “fratelli” nei mercati rionali, o nelle chiese, nei luoghi di culto in generale, nelle sale consiliari, nei tribunali etc. L’ingegnere civico deve saper equilibrare queste fasi nella pianificazione del proprio timetable.

Sono rimasto sul vago nell’esemplificazione di questi punti perché voglio che qualsiasi ingegnere civico possa portare il proprio contributo creativo. Davvero non ci sono limiti.

Lo spirito da seguire è quello del Discorso della Montagna, (Mt 5) a cui si ispira tra l’altro anche la legge scout.

Qualcuno dirà che non c’è niente di nuovo sotto il sole. Forse è vero. Ma il fine non è quello di essere innovativi forzatamente, ma fornire ai professionisti un metodo che permetta di realizzare progetti che possano realizzare quella fratellanza universale di cui abbiamo tutti bisogno.

L’ingegneria civica si ispira al metodo dello scouting nel senso assegnatogli dal fondatore del Movimento Scout Baden Powell. Osservare, dedurre e agire e la sintesi di ogni atto progettuale, dal più semplice al più complesso. Alla base di ogni intervento di ingegneria civica c’è l’esperienza: questa può essere positiva o negativa, e in ogni caso ha qualcosa da insegnare all’ingegnere civico.

Il metodo scout è adattabile a qualsiasi attività che può coinvolgere chiunque. Saper applicare il metodo educativo scout è condizione imprescindibile per diventare buoni ingegneri civici.

Inoltre dal punto di vista filosofico l’ingegneria civico prende molti spunti dal carisma dell’unità donatoci da Chiara Lubich, in particolare mi riferisco al progetto Economia di Comunione, pensato per la prima volta da Chiara nel 1991 durante una visita a San Paolo in Brasile.

Grande sorgente di idee e di motivazione è stata per me l’arte, e in particolare la musica, che conosco di più e so praticare, nel canto e nel suono del pianoforte, organo e chitarra.

Mi hanno ispirato anche i Peanuts e tanti libri che non sto qui ad elencare ma saranno magari soggetto di qualche post nel blog un poco a poco.

L’ingegneria civica vuole inserirsi nel paradigma culturale dell’Umanesimo Cristiano.

Di sicuro si tratta di un approccio multidisciplinare, dove le conoscenze e le competenze di ogni collaboratore sono valorizzate. Dall’antropologia alla filosofia, dalle scienze politiche all’economia e andate avanti voi, va tutto bene.

Personalmente credo che il bottom-up sia da preferire al top down. L’importante è che si possa arrivare ad una convergenza tra bottom e top, realizzando una società dove non si siano troppi inferiori e superiori.

Domanda difficile. Credo che qualcosa sia scritto nel DNA, ma penso che l’ingegneria civica sia anche un’arte da imparare. Credo nella formazione e che questa possa fare miracoli. Bisogna educare fortemente la volontà affinchè diventi “buona” nel senso cristiano del termine. Con questo non voglio essere esclusivo! L’ingegneria civica non è a solo appannaggio dei cristiani, e Dio solo sa quanto ci sia bisogno di ponti tra le religioni e tra il popolo non credente! Questa è la mia storia e questo è il mio background.

Infine credo che con la buona volontà chiunque possa diventare un buon ingegnere civico, se ha la fortuna di incontrare dei bravi maestri.

Perché mi sento un ingegnere nel senso che so usare la ragione, so far di conto, so progettare, so sognare, so programmare, ma non sono mai riuscito a trovare tra le specializzazioni proposte quella che mi facesse innamorare del mio lavoro. Ho provato con l’ingegneria idraulica, con la geomatica, l’informatica… niente! Io voglio mettere a disposizione il mio essere ingegnere per realizzare progetti come quelli descritti al punto dedicato.

Lo scopo dell’ingegneria è costruire ponti e abbattere i muri. In una parola la Pace. E non ditemi che sto parlando del sesso degli angeli. Non c’è pace nel mondo senza pace nelle nostre famiglie e comunità.

Tutti possono fare ingegneria civica, ma non tutti possono fare tutto nel contesto dell’ingegneria civica. Fossi in voi mi darei una letta al 12 capitolo della Lettera ai Corinzi di San Paolo. Se la capite dovreste avere un’idea più chiara di quello che intendo per ingegneria civica. Tutti sanno fare una cosa bene nella vita, almeno si spera, e io ne sono convinto. B.P. diceva che in ognuno c’è il 5% di buono. Riuscire a fare quello per cui si è portati e orientarlo al bene comune non è vietato a nessuno.

Di certo non possono fare ingegneria civica gli egoisti, i fannulloni, i ladri. Per lo meno non prima di essersi pentiti e aver riparato il danno.

Non c’è un progetto tipico! I limiti in pratica non ci sono. Anche qui ci si ispira a iosa al metodo scout, che individua nell’impresa di squadriglia un’attività che si compone di determinate fasi (vedasi Regolamento Metodologico Agesci). Per farla semplice mi ispiro a quell’idea. Anche qui non serve andare sulla luna. L’importante non è il distintivo, il riconoscimento degli altri, ma aver osservato la Legge Scout; sicuramente il divertimento sarà una conseguenza spontanea.

Non serve avere un dottorato di ricerca in astrofisica per essere ingegneri civici. Ma sapere pensare, programmare, eseguire un progetto (vedi Project Cycle Management) aiuta. Aiuta anche avere una certa apertura verso gli altri. Essere molto social. E per social non intendo quelli che si ammazzano di partite a Candy Crush Saga o PokemonGO. Occorre avere la giusta cassetta degli attrezzi e saperli usare: la tecnologia ne fornisce molti ma anche sapersi arrangiare in situazioni di emergenza. In particolare aiuta molto aver accolto la Legge scout come regola di vita. Vedansi scritti di Robert Baden Powell.

L’approccio ad un qualsiasi progetto di ingegneria civica su scala mondiale produce un senso di vertigine, confusione e impotenza a chi prova ad idearlo, pianificarlo ed implementarlo. È assolutamente consigliabile partire da una realtà più a misura d’uomo. Non per forza si tratta di un comune. Potrebbe benissimo essere la propria contrada, la propria via, la propria famiglia, la propria stanza condivisa. E possiamo lasciare andare il pensiero, cogliere l’attimo e accorgerci immediatamente di quello che possiamo migliorare della nostra realtà. Non serve andare sulla luna, ma scopriremo quanto è facile e sarà un’esperienza assolutamente liberante.

Aviano mi sembra una realtà particolarmente fertile per i progetti di Ingegneria civica. Ci sarà da divertirsi.

Vuol dire prima di tutto osservare con attenzione quello che sta succedendo nel mondo. Dal punto di vista locale sicuramente, ma senza limitare troppo l’orizzonte. Bisogna avere i 5 sensi ben attivi per poter cogliere tutte le informazioni utili ad intervenire per rendere questo mondo un po’ migliore di come l’abbiam trovato. Bisogna conoscere il nostro passato, per poter progettare il nostro futuro. E quando dico nostro intendo di tutta l’umanità. Inclusività deve essere la parola chiave, in ogni situazione della vita. Niente più gruppi chiusi, paesi delimitati, confini. Tutti, e dico veramente tutti, condividiamo questa terra in tutti i suoi elementi. Non possiamo limitarci ad una amministrazione delimitata delle nostre risorse. Mi sembra davvero strano che i nostri politici risultino ancora così miopi.