Prove d’orchestra

Quello che ho capito io della sincronicità è che tutto ciò che esiste è chiamato da un Direttore d’orchestra a produrre una sinfonia corale il cui spartito è scritto tra le pieghe del Creato. Gli esseri animati sono tutti potenziali musicisti e membri di questa orchestra universale; gli oggetti inanimati possono essere considerati come degli strumenti. Tutto ciò che succede è un modo attraverso il quale il Direttore ci istruisce oppure è il frutto della nostra interpretazione.

Ogni musicista decide un tempo per la musica che crea. Gli interpreti devono rispettare questa indicazione, devono sincronizzarsi con la bacchetta del Direttore, altrimenti regna il caos. La tradizione vuole che i tempi in musica siano in lingua italiana; forse è una coincidenza poco significativa, ma mi ritengo molto onorato di questo fatto. Forse la lingua italiana è davvero la lingua del tempo in musica, ma meglio non farsi troppe masturbazioni mentali. Attraverso l’uso del metronomo ogni musicista impara la sincronicità. Guai se qualcuno accelera o rallenta! La musica crollerebbe miseramente.

Con il tempo ci si può stufare ad interpretare sempre la stessa musica, in quanto si rischia di diventare dei dischi rotti. Ad un certo punto gli interpreti possono crescere, elevarsi ed arrivare a concepire una nuova musica, una Parlata Nuova, che inevitabilmente rimette in discussione la produzione precedente.

“Fatti non foste a viver come bruti, ma per seguir virtute e canoscenza”

diceva Ulisse nel XXVI canto dell’Inferno; siamo chiamati a superare chi ci ha preceduto, perchè nessun momento nella storia è un punto di arrivo ma sempre una partenza. Questo vale adesso, per la generazione di oggi, ma varrà anche per i nostri figli. Arriverà il momento in cui dovremo lasciare il podio del direttore a qualcuno che ci supererà, ed è giusto che sia così, come è sempre stato e sempre sarà.

Quanto detto per la musica qui sopra può facilmente trovare un parallelo nelle scienze sociali. I politici molto spesso si rivelano come dei cattivi direttori d’orchestra, troppo attaccati al loro podio e incapaci di produrre una musica che sia veramente soddisfacente. Forse il problema è dovuto al fatto che in troppi vogliono giocare il ruolo del direttore d’orchestra. Quanto i politici potrebbero imparare da una qualsiasi filarmonica?

Un ingegnere civico è molto simile a un Direttore d’orchestra. Vive questo compito come un servizio e non come un modo per soddisfare le proprie ambizioni. Deve conoscere la musica, deve conoscere i suoi strumentisti e saperli motivare, per tirare fuori il meglio di loro. Deve decidere in accordo con le indicazioni dell’Autore il tempo da rispettare, e saper dirigere l’orchestra in modo sincronico. Deve saper suscitare emozioni in chi ascolta, con un equilibrio tra elevazione e piacere.

Utopicamente possiamo pensare alla nostra società come ad una congregazione di orchestre filarmoniche. Ognuna di esse è un universo a parte. Io sogno che un giorno le orchestre diventino propense a suonare insieme, che ci siano degli scambi forieri di un arricchimento reciproco, che si cerchino le risonanze e la buona armonia. Dovranno fare molte prove ma a un certo punto dovranno decidere di buttarsi e salire sul palco. Le varie filarmoniche per poter suonare insieme dovranno rispettare l’indicazione di tempo scelta dall’autore e accettata dal Direttore d’orchestra. Mi piace pensare che il tempo sia un Allegro moderato con dolcezza.

Post Author: Marco Gabelli

Il primo ingegnere civico della storia. Capo scout brevettato e musicista per diletto. Ho vinto le olimpiadi della matematica nel 2000 per la Provincia di Pordenone. Sono il Kapellmeister della Parrocchia di San Zenone ad Aviano.

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